Tartufo

La coltivazione del tartufo

La coltivazione del tartufo per mano dell’uomo viene definita tartuficoltura. Può rappresentare un buon investimento per gli aspiranti imprenditori.
di Paola Caracciolo

La coltivazione del tartufo per mano dell’uomo viene definita tartuficoltura. In linea di massima, la tartuficoltura può rivelarsi un buon investimento per gli aspiranti imprenditori.

Secondo un articolo del “Ilsole24ore”, per iniziare pare che bastino 7mila euro ca. ed una densità minima di ca. 500 piante per ettaro di terreno. In realtà, le associazioni di settore avvisano che non è affatto facile e scontato definire da subito la stima dei costi e dei ricavi, in quanto le variabili sono numerose (caratteristiche del terreno, tipologia e gestione dell’impianto, scelta delle piante e del tartufo coltivato, etc.). L’unica spesa certa riguarda il costo delle piantine micorizzate, che si aggira sui 14-15 euro ciascuna.

A livello economico, però, abbiamo ugualmente diversi punti a favore. In genere, le spese di gestione annuali sono molto basse, dal momento che le piante non richiedono molte cure. Inoltre, è sicuramente possibile ottenere una rendita discreta anche avendo a disposizione superfici molto piccole. I terreni da impegnare possono essere anche scarsamente produttivi e, quindi, affittati o acquistati a buon prezzo. Se si impianta la coltura in zone marginali, a rischio erosione, si contribuisce oltretutto al contenimento del dissesto idrogeologico.

Un altro aspetto molto importante da tener presente è quello di poter accedere ai finanziamenti europei per avviare l’attività della tartufaia, attraverso il PSR – Piano di Sviluppo Rurale.

Per la buona riuscita dell’impresa, il tartuficoltore dovrebbe possedere le basi tecniche necessarie per gestire la tartufaia e, come per ogni settore del comparto agricolo, inclusa l’apicoltura, amare il contatto con la natura.

Qualora sia alle prime armi, l’imprenditore dovrebbe affidarsi ai consigli di una persona esperta, in particolare, per la progettazione dell’impianto. E’ necessario, infatti, stabilire l’effettiva caratteristica vocazionale del terreno (quanto più possibile calcarea e permeabile), valutare i parametri richiesti e, quindi, procedere con la messa a dimora delle piante già pronte per l’uso, ovvero micorizzate. Sono adatti tutti i tipi di piante boschive, ma è bene conoscere le varie compatibilità dei processi di simbiosi. Per es. salice e pioppo si uniscono bene solo con il Tartufo Nero e il Tartufo Bianco, entrambi di qualità pregiata. Mentre, ad es. la roverella, il carpino nero e il nocciolo sono indicati per tutte le specie di tartufo. L’irrigazione è richiesta solo nei periodi di siccità. E’ fondamentale che le piante vengano acquistate presso vivai specializzati, abbiano 1 o 2 anni di età, raramente 3 e siano corredate “da un certificato che attesti la tipologia di tartufo con il quale sono state inoculate ed il grado di micorizzazione”, come spiega il sito tecnico “coltivare tartufi”.

I dati sulla produzione sono molto variabili. In Italia sono state registrate ad es. produzioni di tartufo di oltre 110 kg all’anno (Tartufo Nero Pregiato) e in Francia di 4 chili a pianta, ma si tratta di risultati eccezionali, che vengono ricordati solo a testimonianza del potenziale del settore.

L’imprenditore che voglia avviare un impianto tartufigeno, deve sapere che il periodo improduttivo, ovvero di attesa prima che inizi la produzione di tartufi, può variare da un minimo di 3-4 anni (alcuni dicono 2), fino ad un massimo di 7-8 anni. Al termine di tale periodo, la produzione crescerà fino a raggiungere il cosiddetto picco, che si presenta verso il decimo anno. Superato il picco, la produzione tende a mantenersi costante per un tot. di anni, 20-30 o anche molto di più in alcuni casi, finchè inizia la descrescita e si arriva, quindi, all’esaurimento della coltura. Le piante precoci ad es., come i noccioli e i carpini, hanno vita breve, mentre le piante tardive, come ad es. lecci e farnie, sono più longeve.

In Italia il tartufo non è ancora stato riconosciuto prodotto agricolo, a differenza di quanto accade in Europa ma, per una serie di motivazioni, sembra che tale differenza non sia determinante sia per la coltivazione che per la libera ricerca del tartufo nei boschi.