La ricerca animale

La ricerca animale è di 2 tipi: di base e applicata o traslazionale.
di Paola Caracciolo

La ricerca di base “studia i processi biologici e i meccanismi alla base delle malattie”. La ricerca applicata “si occupa di utilizzare queste conoscenze per trasferirle a diagnosi, prevenzione e cura delle malattie stesse” dall’animale all’uomo. Come spiegano dalla “Fondazione Veronesi”, a seconda del tipo di ricerca si predilige una specie piuttosto che un’altra, in quanto ogni modello si adatta meglio ad un determinato tipo di intervento. Ciò si verifica specialmente nella ricerca applicata. Per la ricerca di base in Italia si utilizzano prevalentemente: topi, ratti e altri roditori come il porcellino d’India e pesci (zebrafish). Poi cani, uccelli, scimmie. In genere anche: conigli, suini, anfibi e rettili, furetti e altri mammiferi, bovini, ovini, caprini, equidi. A sorpresa, la ricerca animale si avvale anche del contributo dei felini (gatti), come testimoniano i passati studi sugli impianti cocleari (per i non udenti umani) e attualmente gli studi in pediatria.
Secondo il Ministero della Salute, in Italia nel 2017 sono stati stabulati, impiegati e uccisi 580.073 esemplari contro i 611.707 del 2016: la pratica della sperimentazione secondo i dati ufficiali, quindi, sembra in diminuzione. In realtà, però, sembra in diminuzione la ricerca di base, mentre è in crescita quella traslazionale, che ricorre in dosi massice alla dissezione di animali vivi. Secondo le associazioni animaliste nel 2017 è aumentato in maniera considerevole l’uso dei cani, nonostante siano previste misure fortemente restrittive per il loro utilizzo: 639 esemplari nel 2017 contro i 486 del 2016. La razza canina preferita è in assoluto quella dei Beagle, per via della sua indole buona e giocosa. In aumento anche: conigli, furetti, maiali, bovini, cefalopodi (molluschi) e macachi. Di questi ultimi, sono stati impiegati 225 esemplari nel 2015, 454 nel 2016 e 586 nel 2017.
I settori di riferimento della ricerca animale sono molteplici: farmacologico, tossicologico, fisiologico, fisiopatologico, biomedico, biologico, veterinario. Testare sugli animali cosmetici e prodotti di bellezza è vietato in UE dal 2013, ma in altri paesi è ancora consentito. Alcuni cosmetici dell’UE vengono testati fuori confine per aggirare la normativa e alcuni degli ingredienti utilizzati in realtà sono presenti in altri prodotti non cosmetici. Di conseguenza, sono già stati sperimentati sugli animali prima di approdare al settore cosmetico.