I tenders rappresentano un’opportunità per tutti. Possono sviluppare potenzialità persino difficili da immaginare perché hanno ricadute sul sistema imprese.
Marina Giangiuliani
I tenders sono le gare d’appalto europee e internazionali. Le internazionali sono quelle pubblicate dalle banche di sviluppo multilaterali internazionali nei paesi in via di sviluppo.
Siamo abituati a considerarle appannaggio delle grandi imprese e delle multinazionali.
In realtà tale visione è ben superata perché esiste un obbligo, stabilito dai codici degli appalti, per cui alle gare, o almeno alla maggior parte delle gare, devono poter partecipare anche le PMI.
Si tratta di un’occasione importantissima cui le imprese non dovrebbero rinunciare ma ci sono due limiti importanti: la conoscenza della lingua che serve per comprendere i testi della gara (pubblicati in lingua e non sempre in italiano o in inglese) e l’eventuale predisposizione dei documenti.
In sostanza con i tenders, prima si apre un mondo, letteralmente se pensiamo all’internazionalizzazione e all’acquisizione di nuovi clienti fuori dall’Italia, poi si chiude perché nessuno sa attraversare la porta!
La chiave per entrare potrebbe essere nelle mani di una categoria di soggetti, persone, che sono al centro della nostra attenzione ma che gestiamo con forte difficoltà: gli extracomunitari che risiedono a vario titolo sul territorio italiano (in realtà potrebbe valere in tutta Europa ma a noi qui interessa l’Italia) e i migranti più in particolare. Approfondiamo: gli enti pubblici locali, direttamente o tramite appalti ad associazioni specializzate, aiutano le imprese nell’implementazione dei migranti all’interno dell’organico aziendale attraverso il rimborso di tirocini. Nella fase di selezione emerge che si tratta di persone di ogni genere, con varie e variegate capacità e competenze il cui limite comune è non parlare la nostra lingua. Le imprese che possono occuparli, di conseguenza, sono quelle in cui si svolgono anche lavori e attività manuali senza contatto diretto con la clientela (a titolo di esempio, gli operai non qualificati nel settore edile o i lavapiatti nel settore della ristorazione).
Ma stiamo trascurando 2 fatti importanti che, combinati, cambiano lo stato delle cose: l’intelligenza artificiale nell’ambito della comunicazione è a disposizione di tutti noi anche a titolo gratuito e tutti i migranti che possono svolgere un’attività professionale, peraltro a prescindere dalla classe sociale di provenienza, percorso di studi, capacità e competenze personali, conoscono almeno una lingua: la loro!
Il combinato di questi fattori non è forse il migliore strumento per l’internazionalizzazione o il consolidamento sui mercati internazionali di un’impresa?
Ora potremmo domandarci: se l’internazionalizzazione mira all’espansione in ogni paese e non soltanto i paesi da cui provengono i migranti, perché parliamo qui solo di tenders e solo di migranti?
Perché tenders sono anche le gare pubblicate dalle banche di sviluppo multilaterali internazionali e queste gestiscono numerosi progetti (che corrispondono a gare) nei paesi in via di sviluppo compresi quelli da cui provengono i migranti.
Da questo punto si potrebbe aprire tutto un tema sul potenziale ritorno dei talenti a casa loro, l’integrazione sociale, e chi più ne ha più ne metta. Ma questo non è un messaggio politico, non è una ricetta per l’integrazione dei migranti, né stiamo parlando di idee o potenzialità che richiedono interventi “strutturali”.
Si tratta di una semplice illustrazione dello stato dei fatti e di come questi ultimi possono essere sfruttati per una crescita significativa delle imprese italiane.